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Le ricerche confermano l’efficacia della meditazione contro stress ed ansia.

Negli ultimi anni l’interesse verso le tecniche di meditazione di origine orientale è aumentato sempre più e numerose ricerche hanno evidenziato i loro effetti positivi per il benessere psicologico e fisiologico.
In realtà le ricerche scientifiche iniziarono molti anni fa, quando queste tecniche erano ancora poco conosciute e guardate con sospetto: nel 1970 Benson e Wallace, medici dell’università di Harvard, rivelarono diversi effetti fisiologici prodotti dalla Meditazione Trascendentale (MT) di Maharishi, maestro indiano di Yoga laureato in fisica.

Le ricerche di Benson e Wallace mostrarono che durante la meditazione si aveva una netta diminuzione del lattato nel sangue, che indicava eliminazione di stress, ed un forte aumento della resistenza elettrica cutanea, che indicava una diminuzione dell’ansia.
Le analisi elettroencefalografiche (EEG) mostravano un maggior ordine delle onde cerebrali, che produceva una maggior chiarezza mentale. Tutto ciò confermava oggettivamente le sensazioni personali di sollievo e benessere riportate dai praticanti.
Questi notevoli risultati furono pubblicati su importanti riviste scientifiche, tra cui Science e Scientific American (in italiano comparve un articolo nel 1972, su Le Scienze n. 45).

L’utilità di queste tecniche si rivela in ambito psicologico e fisiologico, ma esse possono essere studiate anche in termini di fisica. Tutto questo è spiegato nel mio libro Il segreto dell’universo (sottotitolo: mente e materia nella scienza del terzo millennio, ed. Età dell’Acquario, 2003), che sviluppa questo tema in una direzione inaspettata: il collegamento tra la mente dell’uomo e le leggi fondamentali della fisica, che governano l’intero universo.

La teoria della relatività di Einstein, con la celebre formula E=mc2, ha dimostrato che la materia è una forma di energia. Successivamente la meccanica quantistica, che studia gli atomi e le particelle che compongono la materia, ne ha evidenziato la natura ondulatoria.
Di solito si immagina che queste particelle (protoni, elettroni e così via) siano piccolissime ‘palline’. In realtà esse hanno proprietà paradossali.
Anzitutto hanno caratteristiche vibratorie, ondulatorie, cioè in pratica sono oscillazioni nello spazio, non molto diversamente dalla luce e dai campi elettromagnetici. Faraday, un fisico dell’Ottocento che aveva intuito il concetto di ‘campo’ in fisica, disse: “Nell’universo esistono solo campi matematici di forza”. Per esempio, se prendiamo una bussola, vediamo che l’ago si rivolge verso il Nord, perché è immerso nel campo magnetico terrestre.
Anche le onde radio, Tv o dei telefoni cellulari sono dei campi, in questo caso elettromagnetici, che si propagano alla velocità della luce. Un campo fisico ancora più familiare è quello della gravità: se prendiamo un sasso e lo lasciamo a mezz’aria, il sasso cade, poiché siamo immersi nel campo di gravità terrestre.

Ebbene, le particelle sub-atomiche non sono ‘palline’ o ‘corspuscoli’ ma piuttosto ‘campi fisici’, qualcosa di più ‘immateriale’ rispetto a quello che normalmente si immagina.
A questi livelli l’energia implicita nella materia si rivela in una forma più ‘pura’, meno ‘materiale’, come se fosse un ‘codice’ o un’informazione. Ma il concetto di informazione implica il concetto di ‘mente’, di consapevolezza.
Poiché noi siamo esseri coscienti, dotati di una mente, e viviamo nell’universo materiale, dobbiamo essere connessi in qualche modo con questi campi fisici fondamentali.

Purtroppo lo studio di questa connessione è stata ostacolata, nella nostra cultura, dal contrasto fra scienza e religione.
Oggi però tutta la questione dovrebbe essere rivista alla luce delle scoperte della fisica d’avanguardia, che hanno evidenziato che la materia, ai livelli sub-atomici, è una sorta di codice che, a partire dall’atomo e procedendo verso scale più grandi, si organizza in strutture stabili, dall’aspetto ‘solido’, cioè si manifesta come ‘materia’ nel senso tradizionale del termine e struttura l’universo che vediamo.
A questo punto ci si può riconnettere alla ricerca sulle tecniche di meditazione, che ordinano le onde cerebrali e ripuliscono il sistema nervoso da stress e tensioni, e per poter far ciò devono agire sui neuroni a livelli profondissimi.
Poiché i neuroni sono costituiti da molecole e queste a loro volta di atomi, è ragionevole ipotizzare che la meditazione giunga ad agire fino a questi livelli, perché solo così si può spiegare la profondità e l’intensità degli effetti ottenuti.

D’altra parte a scale atomiche la natura è governata dalla meccanica quantistica, che, come abbiamo visto, concepisce le particelle come vibrazioni dello spazio all’interno di se stesso, ovvero rivela gli aspetti ‘immateriali’ della materia. Il meccanismo che permette al cervello, che è un oggetto materiale, di diventare cosciente e generare la nostra mente e i nostri pensieri, è sempre rimasto misterioso per gli scienziati. Ma grazie a questa nuova visione, che coinvolge direttamente la meccanica quantistica, tutto ciò potrebbe confluire in una visione unificata.

In definitiva, l’universo non è puramente materiale, come la scienza credeva fino a qualche decennio fa, ma dev’essere interpretato come una struttura psico-fisica, in cui mente e materia sono molto più collegate di quanto si pensasse.
Da una parte la fisica moderna ha evidenziato che la materia è sostanziamente costituita di codici, informazioni. Dall’altra parte le tecniche di meditazione hanno mostrato che la mente riesce ad agire sulla fisiologia, ordinando le onde cerebrali e diminuendo lo stress, l’ansia e le tensioni.

In conclusione, la realtà è una, e sarà inevitabile progredire verso un’unificazione delle scienze, sulla base di queste nuove scoperte.

Di Fabrizio Coppola.

Fonte: http://www.nonsoloanima.tv

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