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Una ricerca Usa dimostra che la tecnica Qi Gong mette in funzione i geni dell’immunità

di Francesco Bottaccioli *

Sono noti gli effetti dell’uso regolare delle tecniche meditative sul cervello, sugli ormoni e sull’immunità. Adesso dall’America cominciamo ad avere i primi studi sugli effetti della meditazione sui nostri geni.
Tre anni or sono, uno studio pilota su praticanti il Qi Gong, antica tecnica cinese che, se correttamente praticata, è una forma di meditazione molto efficace, aveva dimostrato che nelle cellule immunitarie dei praticanti il Qi Gong si verificava un’espressione genica diversa da quella dei non praticanti, che riguardava in particolare i geni che controllano la risposta infiammatoria.
Nei neutrofili (cellule immunitarie di prima linea contro le infezioni) dei praticanti il Qi Gong si attivavano prontamente i geni che comandano la fagocitosi e cioè la capacità della cellula di “mangiare” batteri e virus.
Ciò ovviamente conferisce all’immunità una forte capacità di risposta ad agenti potenzialmente nocivi, ma l’aspetto più interessante è un altro. Sempre nei neutrofili di queste persone, dopo la pronta attivazione dei geni per la fagocitosi, si verificava un’altrettanto pronta attivazione dei geni per l’apoptosi e cioè del suicidio cellulare programmato.

Quest’ultima modalità è fondamentale perché garantisce che una cellula infiammatoria non rimanga troppo a lungo in questo stato, che, se nel breve periodo ci protegge dai patogeni, può, nel lungo periodo, danneggiarci.
Di qui il meccanismo di salvaguardia garantito dall’apoptosi.
In conclusione, in questo primo piccolo studio si era constatato che chi medita ha un profilo di espressione genica che determina un sistema immunitario pronto a rispondere e, al tempo stesso, a tornare rapidamente nei ranghi quando lo stimolo infettivo sia passato.

Uno studio recente ha allargato il campione e ha testato tecniche più semplici.
Lo studio, pubblicato su PLOS, è stato condotto nel Mind Body Institute di Henry Benson, pioniere della ricerca sulle tecniche di rilassamento.
Una sessantina di persone sono state divise in tre gruppi di uguale entità: un gruppo di praticanti le tecniche di rilassamento di Benson da più di un anno (M); un gruppo di persone in buona salute non praticanti, che quindi fungevano da controlli (N1); un gruppo di praticanti di primo livello, che cioè avevano seguito un corso di base di qualche settimana (N2).
L’indagine sull’espressione genica, realizzata con la moderna tecnica del microarray, che consente la valutazione simultanea dell’espressione di migliaia di geni, ha dato i seguenti risultati: in M (i praticanti da lungo tempo) rispetto a N1 (i non praticanti) troviamo l’espressione differenziale di 2.209 geni, di cui 1.279 sovraespressi e 934 sottoregolati. Ma anche il gruppo N2 (i praticanti novizi) rispetto a N1 ha espresso differenzialmente 1561 geni, di cui 874 sovraespressi e 687 sottoregolati. Complessivamente, anche in questo studio emerge un profilo di espressione genica nelle cellule immunitarie che conferisce ai praticanti un maggior controllo dell’infiammazione.
Ovviamente c’è bisogno di molte altre conferme, ma ricerche come queste possono spiegare finalmente l’efficacia clinica di questa pratica su varie patologie come infarto, malattie infettive o ansia.
* Società italiana di Psico-

by Naturalnews @ 2008-12-04

http://www.repubblica.it/supplementi/salute/2008/12/04/psicologia/040acc60340

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